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Che puzza di capro

May 22nd, 2010 Posted in Uncategorized | 13 comments »

Sei capro espiatorio, tu. Zitto e feti. Un capro è un capro è un capro, e bela sempre la stessa nota, beee beee beee. Non parlano, i capri, e guai a loro se lo fanno. Belano, al massimo, ma l’olocausto viene meglio quando sono capri zitti, belle pecorelle bianche dalla lana riccioluta. E quindi, zitto tu, capro. Sei capro, e taci portando il gravoso fardello di ogni problema della scuola.

Non voglio pensare sempre all’elefantino, e gridare “al fascismo al fascismo”, ché quando il fascismo si presenta rischiamo di non riconoscerlo più. Sono però allibita da questo articolo. È molto grave: siamo in piena censura, oltre le prove tecniche di fascismo. Potrei iniziare a citare i padri nobili della nostra democrazia, tuonare sull’articolo 21 della costituzione, e sugli articoli 33 e 34 che tanto mi sono cari. Ma non lo faccio, e userò un linguaggio pedestre, perché mi sembra quello più adatto al caso. Il linguaggio appena sopra l’insulto diretto, perché chi tratta i cittadini alla stregua di sudditi, e ne cerca l’aderenza del pensiero agli ordini del potere, non merita la carità della gentilezza nelle parole.

Cito:

“E’ lecito – dichiara il ministro dell’Istruzione – avere qualsiasi opinione ed esprimerla nei luoghi deputati al confronto e al dibattito. Quello che non è consentito è usare il mondo dell’istruzione per fini di propaganda politica che nulla hanno a che vedere con i compiti della scuola. Chi desidera fare politica si candidi alle elezioni e non strumentalizzi le istituzioni”.

Quando si fa propaganda politica a scuola? Quando si dice che i tagli ai finanziamenti dell’istruzione portano a classi con un numero abnorme di alunni? Ma questa è la scuola che parla di sé stessa, e ha necessità di farlo per sopravvivere, per apportare il proprio contributo diretto e consapevole alla discussione collettiva.

Definiamo il concetto di “fare politica”. Fare politica -sarò old fashioned- vuol dire prendersi cura della polis, ossia della collettività. A fare politica sono tenuti tutti coloro che sono responsabili della polis, o -per usare un termine un filino meno passato- dello stato, e in democrazia ciascun cittadino ha piena responsabilità. Nel fare politica di solito si segue un’idea di base su come dovrebbe essere la società. Io, per me, son dell’idea che i servizi essenziali debbano essere gratuiti e accessibili a tutti, che tutti debbano a seconda delle proprie capacità contribuire al sostentamento sociale pagando le tasse, e che lo Stato debba tutelare i diritti dei cittadini, in primis quello al lavoro e alla autonomia nella scelta e nella parola.
Definita la politica come cura della polis, va da sé che denunciare che manca la carta igienica nei cessi della scuola è un’azione politica. E l’idea di base che segue è che siccome la scuola svolge un servizio a persone, è giusto che si prenda carico anche di alcune attività necessarie perché lo studio si svolga nella maniera più efficace possibile, e la più confortevole. Evacuazione inclusa. E via discorrendo per il resto delle questioni.

Non capisco perciò perché denunciare le magagne della scuola debba essere “strumentalizzare le istituzioni”, o “usare il mondo dell’istruzione per fini di propaganda politica”. Che tu sia comunista, fascista, forzaitaliota o come diamine si chiamano adesso, se manca la carta rimani sporco di merda.