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Il tarlo del sospetto

Mar 12th, 2009 Posted in Uncategorized | no comment »

Il tarlo del sospetto è quella cosa che ci rode dentro (rododendo) quando pensiamo che qualcuno abbia compiuto o stia per compiere un’azione disdicevole. Ancora più intensa è la tortura quando l’azione è ben nota e il presunto colpevole pure.

(Esempio di rododendro  in vacanza sulle Alpi. Fonte )

Fin qui avrei voluto parlare di Il Sospetto, romanzo breve di Friedrich Dürrenmatt [1] , avvincente e mostruoso con garbo. O forse avvincente perché garbatamente mostruoso.  Poi le intenzioni serie hanno deciso di cambiare aria e, pensato che le Hawaii potessero essere un posto appropriato in cui fare una vacanza, sono andate lì. Stanno visitando Honolulu, e manderò loro una cartolina per richiamarle quando deciderò di rimettermi a studiare John Stuart Mill. Questo post, da letterario che era, è immantinente diventato psico-antropo-sociologico 2.0

Il tarlo del sospetto ha un fratello, che di mestiere fa anche lui il tarlo: il tarlo della gelosia.

Il tarlo della gelosia è un tarlo ben più specializzato del tarlo del sospetto. Si può sospettare di tutto, che x abbia rubato la marmellata di y, ad esempio, o che il dottor N, noto torturatore nazista, e il dottor E, stimato direttore di una clinica di lusso, siano la stessa persona. Per scoprire la verità, liberandosi del tarlo, nel primo caso basta guardare le dita di x, perché si sa, i ladri di marmellata raramente si lavano le mani dopo il furto. Nel secondo, è sufficiente farsi ricoverare nella clinica del dottor E e sperare di sopravvivere.

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Il tarlo della gelosia non è così facile da far fuori: l’acclarare i fatti non basta per farlo ritirare in buon ordine nel buio delll’incoscienza.

Capita che il tarlo della gelosia prenda dimora dentro i computer collegabili alla rete, e alligni in certi luoghi comuni ben precisi. Che internet serva a attraccare, ad esempio. Come si fa a sconfiggere il tarlo della gelosia in questi casi? L’unico modo per combatterlo almeno un po’ consiste nel mostrare a tutti il proprio diritto di proprietà: solo affermando il proprio legittimo ruolo di fidanzati è possibile fa arretrare il tarlo, che in fondo in fondo è un animaletto schivo, e teme la sovraesposizione mediatica.

É l’unica spiegazione che riesco a darmi dell’inspiegabile proliferare di avatar di coppia su Facebook.

P.S. Nessun tarlo è stato maltrattato durante la realizzazione di questo post.

P.P.S. Per i lettori famigliari: nessun problema di gelosia, si tratta di puro accademismo.

[1] A parte che per aver scritto La morte della Pizia, perla senza pari, Dürrenmatt è da idolatrare per questa frase, tratta dal suo Romolo il Grande: “Patria, si fa chiamare lo Stato ogniqualvolta si accinge a uccidere”. L’ho trovata su wikiquote, che nessuno se ne abbia a male.