Tutti devoti tutti. Ma anche no

La festa di Sant’Agata, a Catania, è una festa invadente. Affascinante e pagana -affascinante perché pagana- ma invadente.
Lasciamo perdere la mafia, che -è provato, cfr puntata di report “i Vicerè” prima e seconda parte- non solo ha messo le mani sulla festa, ma ci rimesta dentro con gli avambracci fino al gomito. Facciamo finta che non ci sia la cera che, sciolta in terra, provoca ogni anno incidenti agli automobilisti e ai pedoni. Son quasi sicura che i catanesi che leggono abbiano tutti rimediato o quasi una culata sul basolato lavico dei marciapiedi del centro storico. In più, la gestione delle cererie è quantomeno sospetta, cfr un articolo ben documentato di Catania possibile, in un numero che non trovo più e quindi non posso allegare, accidenti. Passino pure gli incidenti, anche mortali, lungo il percorso della vara. È evidente che disapprovo la calca e la considero pericolosa perché sono miscredente, non perché anno per anno c’è il reale pericolo che qualcuno ci lasci le penne, e ogni tanto pure succede.
Ma non trovate anche voi che svegliare un’intera città alle quattro e trenta del sabato mattina con i botti dei fuochi d’artificio sia un po’ eccessivo?
Nella foto, quello che apprezzo di più della festa.
Già.
Uh! Mi hai ricordato un mio vecchio post di ormai due anni fa. Ricordo anche che una volta sciddicai col motorino sulla cera di via caronda: male mi feci!
La culata è un must del 6 febbraio. Se non ce l’hai non sei nessuno. La tua è stata una culata raffinata, mediata dalla tecne. Puoi vantartela.
Mamma mia. Penso di essere sciddicato pure io in tutte le maniere. Il problema è che questa è una festa assurda. Religiosamente giusta, come ogni festa del patrono, ma umanamente è un bestiario. Ho visto adulti e bambini farne di tutti i colori mentre indossavano il sacco, e ne ho viste tante altre. Io sono paradossalmente fiero di non averlo mai indossato. Noi catanesi siamo gente estremamente strana, e sfortunatissimamente Catania non mi manca assolutamente da quando vivo all’estero, mentre tutti gli altri emigrati non vedono l’ora di tornare nella amatissima città. A volte li invidio.
@brutellicus Sai, per me il problema non è l’ipocrisia dei presunti cattolici devoti alla santa. Sono affari loro, e alla grande. Quello che mi secca non è nemmeno l’invasione della città, i grandi eventi fastidiosi ci saranno sempre, e per le più varie ragioni. Quello che mi fa arrabbiare è che le autorità cittadine, lo Stato, sembrano abdicare al loro ruolo di controllo dell’ordine e della sicurezza. Salvo poi ricordarsene quando c’è da sgomberare l’Experia.
Sei all’estero? Dove ti trovi? Se non vuoi parlarne qui la mia mail è aureliaPUNTOcaliCHIOCCIOCCIOLINAgmail.com
Te lo chiedo, più che per pura e scimmiesca curiosità, perché vorremmo tentare il trasferimento anche noi.
Scusami tanto, solo ora vedo la tua risposta. Mi aspettavo una email ad essere onesto. Mai fidarsi troppo della tecnologia.
D’accordo con te su moltissimi punti.
Quello che è successo all’Experia è una cosa che ho visto “da fuori”, sia fisicamente che emotivamente. Quando avevo dai 14 ai 17-18 anni l’Experia era casa mia e di molte altre persone. Nell’arena sul retro si facevano spesso concerti e manifestazioni. Ed è capitato che venisse sgomberata. Devo dirti la verità, mi ha sorpreso tutto questo scalpore sia da una parte che dall’altra. Sarà che ero molto più piccolo, sarà che la situazione in città era più tranquilla, sarà che non sapevamo neanche dell’esistenza di internet (no Facebook, Twitter etc etc), fatto sta che la sgomberavano,se ne parlava poco e dopo qualche settimana tutto come prima. Mah, sono rimasto sorpreso. Credo che ci sia troppa esasperazione in città (forse giustificata, forse no, non saprei decidermi), così come credo che si tenda sempre più a parlare dei problemi che ad agire (motivo per cui per il percorso di studi e per il lavoro che ho scelto sono dovuto emigrare un paio di anni fa).
Vivo in Svizzera Tedesca, e purtroppo non posso continuare a scrivere perchè tra un paio d’ore ho l’aereo e devo scappare in aeroporto. Le ferie sono finite e si torna al continente.
Cercherò di scrivere più dettagliatamente più tardi o in questi giorni male che vada. E perdonami se non sono troppo coerente a volte su Catania e sulla “politica”, ma ho sentimenti contrastanti e contrastati su questi argomenti. A presto.
Eccomi qua di nuovo, scusami ma tra studio e lavoro non sto avendo il tempo di fare nulla, weekend inclusi. Perchè me ne sono andato..perchè non puoi vivere in una realtà dove tutto è bianco o tutto è nero, dove o sei con berlusconi o sei un idiota, dove o sei contro berlusconi o sei un idiota, dove c’è o solo catania o solo palermo, etc etc etc. Per alcuni ero troppo come gli altri e per gli altri ero troppo come quegli “alcuni” di prima. Purtroppo se si vuole concludere qualcosa non si può essere così. C’è un intero mondo tra il bianco e il nero, e rappresenta lo spazio dove tutta la popolazione mondiale vive, tranne noi. Occupandomi di salvaguardia dell’ambiente non hai idea delle cose che si vedono da noi. Se il nostro caro governo non fa nulla, non hai idea delle varie associazioni ambientaliste tipicamente nostrane (LA in primis) e della cosiddetta sinistra ambientalista che cavolo combinano. Neanche la minima logica può essere applicata alla situazione nostra. Io mi sono rassegnato. Più volte sarei voluto tornare per applicare quello che ho imparato all’estero, ma non c’è stato modo. E i muri venivano eretti da chiunque, non per male, ma per ignoranza. Perchè l’ignoranza è quello che vogliamo e cerchiamo. Protestiamo in piazza contro questo e contro quello, urliamo a squarciagola quali sono i problemi, ma nel momento in cui si tratta di risolverli, ci rintaniamo nel posticino da dove siamo venuti. Sono un sostenitore delle mobilitazioni giuste perchè possono portare alla luce seri problemi. Ma mi viene da piangere quando vedo migliaia di persone lottare contro l’inquinamento e altri problemi e poi dopo la manifestazione tutti a studiare a scienze della comunicazione o ad andare a ubriacarsi e a farsi qualche canna dietro la Chiave, senza avere la minima voglia di conoscere e risolvere il problema. E se questa voglia c’è viene inquadrata spesso in ambito politico, e mai errore è più grande. Non è così che si cambiano le cose, a partire dalla nostra città. Almeno questo è quello che credo io. Spero di sbagliarmi e spero che qualcuno mi contraddica. Cavolo ho scritto un poema, mi sa che avevo bisogno di sfogarmi. Tornare a casa mi riempie sempre di rabbia.