Archive for March, 2009

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Mar 20th, 2009 Posted in Uncategorized | no comment »

LA SICILIA AVI UN PATRUNI

La Sicilia avi un patruni
un patruni sempri uguali
ca la teni misa ncruci
e ci canta u funerali
la Sicilia avi un guvernu
un guvernu talianu
cu la furca a lu capizzu
e la corda nta li manu
la Sicilia avi una patria
chi la strinci nta li vrazza
ma nzammai dumanna pani
finci dallu e tannu ammazza
la Sicilia è spupulata
un disertu ogni paisi
vecchi e cani nta li strati
picciriddi scavusi misi
li picciotti sunnu fora
ca li vrazza l’annu sani
ma lu patri talianu
si vinniu p’un pezzu di pani
la Sicilia è addummisciuta
dormi un sonnu di li morti
ed aspetta mentri dormi
chi canciassi la so sorti
ma la sorti nun è ostia
nun è grazia di li santi
si cunquista cu la forza
nta li chiazzi e si va avanti
povira terra mia
comu si po’ campari

La Sicilia ha un padrone sempre uguale, che la tiene in croce e le canta il funerale.
La Sicilia ha un governo italiano, con la forca e il cappio, e la corda tra le mani.
La Sicilia ha una patria che la stringe tra le braccia, ma se per caso le chiede pane finge di darglielo e allora l’ammazza.
La Sicilia è spopolata, un deserto ogni paese, vecchi e cani per le strade, i bambini scalzi.
I giovani sono fuori, che le braccia le hanno sane, ma il padre italiano se li è venduti per un pezzo di pane.
La Sicilia è addormentata, dorme il sonno dei morti ed aspetta mentre dorme che cambi la sua sorte.
Ma la sorte non è ostia, non è grazia dei santi, si conquista con la forza nelle piazze, e si va avanti.
Povera terra mia, come si può vivere!

Pane, taleggio e miele

Mar 17th, 2009 Posted in Uncategorized | 5 comments »

Pane, taleggio, miele di castagno, e di nuovo umore nero. Stavolta non per scarso amore, ma per scarsa capacità di cogliere le opportunità. Dovrei fare, e non faccio. Dovrei iniziare a far cose, una dopo l’altra, per sbloccarmi, e non mi riesce. Dunque pane, taleggio e miele, che mi fa vedere come un alieno, non tanto per il miele con il formaggio, ché qui in casa si sono abituati, quanto per il taleggio, che al di sotto del Po non lo mangia quasi nessuno. Saranno scherzi della genetica, ma a me il taleggio piace così tanto da diventare cibo consolatorio. Ma solo se il pane che lo accompagna è pane vero, pane siciliano di casa. Pane, taleggio, miele e zucca, la zucca per condire la pasta del pranzo, pennette con la zucca. Anche la zucca per me è cibo consolatorio, così arancione, così calda e autunnale. Pane, taleggio. Ricordi adulti, infine.

Il tarlo del sospetto

Mar 12th, 2009 Posted in Uncategorized | no comment »

Il tarlo del sospetto è quella cosa che ci rode dentro (rododendo) quando pensiamo che qualcuno abbia compiuto o stia per compiere un’azione disdicevole. Ancora più intensa è la tortura quando l’azione è ben nota e il presunto colpevole pure.

(Esempio di rododendro  in vacanza sulle Alpi. Fonte )

Fin qui avrei voluto parlare di Il Sospetto, romanzo breve di Friedrich Dürrenmatt [1] , avvincente e mostruoso con garbo. O forse avvincente perché garbatamente mostruoso.  Poi le intenzioni serie hanno deciso di cambiare aria e, pensato che le Hawaii potessero essere un posto appropriato in cui fare una vacanza, sono andate lì. Stanno visitando Honolulu, e manderò loro una cartolina per richiamarle quando deciderò di rimettermi a studiare John Stuart Mill. Questo post, da letterario che era, è immantinente diventato psico-antropo-sociologico 2.0

Il tarlo del sospetto ha un fratello, che di mestiere fa anche lui il tarlo: il tarlo della gelosia.

Il tarlo della gelosia è un tarlo ben più specializzato del tarlo del sospetto. Si può sospettare di tutto, che x abbia rubato la marmellata di y, ad esempio, o che il dottor N, noto torturatore nazista, e il dottor E, stimato direttore di una clinica di lusso, siano la stessa persona. Per scoprire la verità, liberandosi del tarlo, nel primo caso basta guardare le dita di x, perché si sa, i ladri di marmellata raramente si lavano le mani dopo il furto. Nel secondo, è sufficiente farsi ricoverare nella clinica del dottor E e sperare di sopravvivere.

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Il tarlo della gelosia non è così facile da far fuori: l’acclarare i fatti non basta per farlo ritirare in buon ordine nel buio delll’incoscienza.

Capita che il tarlo della gelosia prenda dimora dentro i computer collegabili alla rete, e alligni in certi luoghi comuni ben precisi. Che internet serva a attraccare, ad esempio. Come si fa a sconfiggere il tarlo della gelosia in questi casi? L’unico modo per combatterlo almeno un po’ consiste nel mostrare a tutti il proprio diritto di proprietà: solo affermando il proprio legittimo ruolo di fidanzati è possibile fa arretrare il tarlo, che in fondo in fondo è un animaletto schivo, e teme la sovraesposizione mediatica.

É l’unica spiegazione che riesco a darmi dell’inspiegabile proliferare di avatar di coppia su Facebook.

P.S. Nessun tarlo è stato maltrattato durante la realizzazione di questo post.

P.P.S. Per i lettori famigliari: nessun problema di gelosia, si tratta di puro accademismo.

[1] A parte che per aver scritto La morte della Pizia, perla senza pari, Dürrenmatt è da idolatrare per questa frase, tratta dal suo Romolo il Grande: “Patria, si fa chiamare lo Stato ogniqualvolta si accinge a uccidere”. L’ho trovata su wikiquote, che nessuno se ne abbia a male.