Archive for the Uncategorized Category

Opera al bianco

Jan 30th, 2010 Posted in Uncategorized | no comment »

Quali sono alcuni dei sintomi di una relazione infranta con la forza selvaggia della psiche? Sentire, pensare o agire in uno dei modi seguenti significa aver parzialmente reciso o completamente perduto la relazione con la psiche istintuale profonda. Ricorrendo esclusivamente al linguaggio delle donne, ecco di che si tratta: sentirsi straordinariamente aride, affaticate, fragili, depresse, confuse, imbavagliate, zittite, appiattite. Sentirsi impaurite, esitanti o deboli, senza ispirazione, senza vivacità, senza sentimento, senza senso, cariche di vergogna, cronicamente evanescenti, volatili, ferme, sterili, compresse, pazze. Sentirsi impotenti, cronicamente in dubbio, vacillanti, bloccate, incapaci di determinazione, di dare la propria vita creativa agli altri, di rischiare nella scelta dei compagni, del lavoro o delle amicizie; sofferenti per quel vivere al di fuori dei propri cicli, iperprotettive nei propri confronti, inerti, incerte, titubanti, incapaci di darsi un ritmo o di porsi dei limiti. Non insistere sul proprio ritmo e la propria misura, essere impacciate, essere lontane dal proprio Dio o dai propri dei, essere separate dalla propria reviviscenza, affogate nella routine domestica, nell’intellettualismo, nel lavoro o nell’inerzia perché questo è il posto più sicuro per chi ha perduto i suoi istinti. Paura di avventurarsi da sole o di rivelarsi, paura di cercare una guida, una madre, un padre, paura di mostrare il proprio lavoro imperfetto se non è ancora un’opera completa, paura di partire per un viaggio, paura di occuparsi di un altro o di altri, paura che venga, se ne vada, decada, umiliarsi davanti all’autorità, perdere energia di fronte a progetti creativi, trasalire e ritrarsi, umiliazione, angoscia, torpore, ansia. Paura di fermarsi quando null’altro resta da fare, paura di provare il nuovo, paura di affrontare, paura di parlare, pro e contro, mal di stomaco, crampi allo stomaco, acidità di stomaco, tagliate a metà, strangolate, troppo facilmente pronte a essere concilianti o carine, vendetta. Paura di fermarsi, paura di agire, sempre a contare fino a tre senza cominciare mai, complesso di superiorità, ambivalenza, eppure altrimenti pienamente capaci, funzionanti appieno. Queste rotture sono una malattia non di un’era o di un secolo, ma diventano un’epidemia ovunque e tutte le volte che le donne sono catturate, tutte le volte che la natura selvaggia rimane intrappolata.

Il brano è tratto da Donne che corrono con i lupi, di Clarissa Pinkola Estes.

La foto si intitola Fear of the dark, e viene da qui

Quando guidi da solo guidi con Hitler

Dec 16th, 2009 Posted in Uncategorized | one comment »

Delizioso manifesto americano di propaganda. Non pensavo che le parole delizioso e manifesto di propaganda potessero mai essere messe in una stessa frase: mi sbagliavo. Ma basta eccezioni, eh.

Alda Merini

Nov 2nd, 2009 Posted in Uncategorized | one comment »

Perché basta anche un niente per esser felici

basta vivere come le cose che dici

Un po’ di Calvino

Nov 1st, 2009 Posted in Uncategorized | no comment »

Sempre però sapendo che per essere con gli altri veramente, la sola via era d’essere separato dagli altri, d’imporre testardamente a sé e a loro quella sua incomoda singolarità e solitudine in tutte le ore e in tutti i momenti della sua vita, così come è vocazione del poeta, dell’esploratore, del rivoluzionario.

Il Barone Rampante

La foto viene da qui. Grazie

Protected: Con amore

Oct 11th, 2009 Posted in Uncategorized | Enter your password to view comments.

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Sorpresa

Oct 4th, 2009 Posted in Uncategorized | 3 comments »

Sparita? No, solo senza respiro. Stare seduta su una sedia a scrivere, con la calma necessaria per scrivere, da qualche tempo mi è molto difficile. Per tante tante ragioni, non ultimi i preparativi del matrimonio. Sebbene non stiamo facendo nulla di eccezionale, tutto molto discreto, organizzare un matrimonio è pesante lo stesso.

E poi ho vissuto una lunghissima fase bleorgh, quella fase in cui pensare di raccontarsi agli altri tramite un blog fa fare bleargh, e ci si accontenta, se proprio si deve, di ribbloggare materiale  altrui su un tumbler (hint hint). A limitare la voglia di scrivere qui c’è anche la perdita di tempo, ludica, per carità, dei social network, friendfeed, twitter, facebook, e il lavoro che non mi ha lasciato un attimo di respiro. Quest’estate ho insegnato italiano come lingua seconda, un bel lavoro ma impegnativo.

Adesso frequento il SOS. Non vuol dire che cerco di salvare l’anima alla gente, ma che studio ancora da insegnante. Da insegnante di sostegno, per l’esattezza. E il corso sembra pure utile, a parte l’aria surreale che si respira durante le lezioni e la mia assoluta mancanza di aspettative.  Non nei confronti dei nostri docenti, che  stavolta son pure bravi. Nei confronti dei colleghi. Non è affatto un bel punto di vista, lo so. Spero di venire sorpresa. Su, per favore, sorprendetemi.

Sugli ovini e la filosofia

Jul 6th, 2009 Posted in Uncategorized | no comment »

La foto viene da qui

An engineer, an experimental physicist, a theoretical physicist, and a philosopher were hiking through the hills of Scotland. Cresting the top of one hill, they see, on top of the next, a black sheep. The engineer says: “What do you know, the sheep in Scotland are black.” “Well, *some* of the sheep in Scotland are black,” replies the experimental physicist. The theoretical physicist considers this for a moment and says “Well, at least one of the sheep in Scotland is black.” “Well,” the philosopher responds, “on one side, anyway.”

Congratulazioni Ophelia!

Messaggio segreto ma non troppo: la casa sull’abisso

May 29th, 2009 Posted in Uncategorized | no comment »

Non mi capita più tanto spesso di sentirmi come se camminassi sul ciglio di un burrone.

Il diorama della foto è di Thomas Doyle

Pronta per la vendemmia

Apr 17th, 2009 Posted in Uncategorized | no comment »

Pane, taleggio e miele

Mar 17th, 2009 Posted in Uncategorized | 5 comments »

Pane, taleggio, miele di castagno, e di nuovo umore nero. Stavolta non per scarso amore, ma per scarsa capacità di cogliere le opportunità. Dovrei fare, e non faccio. Dovrei iniziare a far cose, una dopo l’altra, per sbloccarmi, e non mi riesce. Dunque pane, taleggio e miele, che mi fa vedere come un alieno, non tanto per il miele con il formaggio, ché qui in casa si sono abituati, quanto per il taleggio, che al di sotto del Po non lo mangia quasi nessuno. Saranno scherzi della genetica, ma a me il taleggio piace così tanto da diventare cibo consolatorio. Ma solo se il pane che lo accompagna è pane vero, pane siciliano di casa. Pane, taleggio, miele e zucca, la zucca per condire la pasta del pranzo, pennette con la zucca. Anche la zucca per me è cibo consolatorio, così arancione, così calda e autunnale. Pane, taleggio. Ricordi adulti, infine.